Motivazioni della giuria

Sezione Under 40 – Italiano – Giulia Rusconi (Gian Mario Villalta)

E’ stato attribuito il primo premio a questo gruppo di poesie in ragione della tensione lirica che percorre, con rara coerenza d’insieme, una prosodia controllata, dove la parola quotidiana, come la quotidiana mancanza ad essere, trovano rispettivamente elevazione e riconoscibile figura. Con la compostezza di una calibrata suite, i versi di Giulia Rusconi raggiungono la soglia dell’inquietudine e bussano lievemente alle porte dell’insonnia, così lievemente che pare  – gioco?, ironia?, perversione? – non volere svegliarci.

Sezione Under 40 – Dialetto – Dina Basso (Fabio Franzin)

Nel trittico privo di titolo presentato al premio, Dina Basso, nel suo dialetto catanese, fa emergere fra i versi cose e creature umili: pantofole, una cagna, un rosario e dei legumi, come emblemi di un senso legato agli affetti e alla memoria. Non cercando, non forzando mai il “poetico” a tutti i costi, ma configurando essi come semplici dati di fatto in un “mondo” semplice, eppure non certo naif, riconduce la parola in un recinto di sacralità, dove ogni cosa ha il suo peso e la sua poesia, dove ogni creatura si abbandona al canto dell’esistenza con intonata devozione.

Sezione Under 40 – Dialetto – Giacomo Sandron (Piero Simon Ostan)

I testi presentati da Giacomo Sandron, poeta portogruarese, scritti nel dialetto locale, fanno percepire una raggiunta maturità in cui l’autore rimane in bilico tra il grido e la consapevolezza dell’inutilità del grido stesso. L’urlo serve a destare l’autore dal rischio del rimanere intrappolato dal torpore. Sandron ricerca quindi nelle sue poesie un modo per scuotersi, che può sgorgare solo da noi stessi:“I pei me li faria cresser fin soto i pie saria poi/ come caminar sempre de sora un tapetin o un prato.”
Il poeta riesce a rappresentare attraverso i suoi versi lo sgretolamento del mondo contemporaneo, senza misurare la distanza tra un passato idilliaco e un presente senza valori. Il suo è un racconto in versi che ritrae la quotidianità e le immagini ricorrenti del nostro territorio. Usa il dialetto portogruarese della nonna a cui rende un affettuoso omaggio nell’ultima poesia, utilizzando il linguaggio stesso come metafora di un tempo che non muta: “quante robe ghe sta drio ‘l tempo / che passa sensa far na mossa”.
Leggendo la raccolta di Sandron risulta evidente la sapienza nella costruzione del verso e una particolare attenzione alla musicalità e al ritmo. Le sue poesie non chiedono solo di essere lette, ma anche ascoltate.

Sezione Barba Zep – Scuole Secondarie di Secondo Grado (Cescon)

Primo Premio – Pietro Minotto
di La Salute di Livenza – Venezia (Liceo classico XXV aprile di Portogruaro):
Fantasmi è il ritratto dinamico di un impiegato digitale, circondato da supporti multimediali che inondano il suo tempo. Tuttavia, malgrado questo apparato comunicativo, egli cammina distratto e non sa dove / non sa quando. In tal modo Minotto ribadisce la precarietà di quell’uomo, il suo essere appeso per un filo, come se la tecnologia fosse un falso antidoto ai timori che segnano il presente.
La poesia è costruita con un ritmo che abbassa il registro prosastico nella precisione dei versi; in essi l’autore nasconde timidi giochi fonici – come allitterazioni, assonanze, anafore – che fanno da controcanto all’atmosfera distaccata con cui è concepita la scena.

Secondo Premio – Andrea Colledan di Portogruaro (Liceo scientifico XXV aprile di Portogruaro):
Delle brevi poesie di Colledan colpisce la capacità di costruire immagini minimali con una consapevolezza formale già interessante, scandita mediante versi brevi che sanno anche sfruttare lo spazio grafico in modo fluente con inaspettate inarcature.
I temi paesaggistici, che siano autunnali o urbani, racchiudono dettagli che fioriscono da un’aggettivazione mai banale, anche quando semplice.
Il lavoro poetico di Colledan sembra convergere verso lo scavo per progressiva sottrazione.

Terzo Premio Gabriele Rizzetto di Vivaro (Liceo scientifico E. Majorana di Pordenone):
Le parole di Gabriele Rizzetto sembrano dire sempre qualcosa di più, qualcosa d’altro che si sprigiona nel suono, nel ritmo calmo e quasi rarefatto del verso.
La sua è una poesia fatta di cose più che di aggettivi. Per questo la sua direzione è certamente verticale, protesa verso l’analisi di un universo privato già ricco e di un angolo di realtà riconoscibile, sebbene sia rappresentata in termini essenziali.
I suoi testi sono molto visivi, eppure capaci di evocare ciò che passa oltre la barriera degli occhi.

Sezione Barba Zep – Scuole Secondarie di Primo Grado (Roberto Ferrari)

Primo Premio – Lesa Alessio (Scuola media G. Ungaretti di Prata di Pordenone, classe I A)

LO SKATE

La poesia attraverso la semplicità e la concretezza del linguaggio e l’uso di efficaci assonanze e consonanze, riesce a farci percepire un futuro rappresentato da una semplice tavola di legno, che diventa mezzo di trasporto ideale per osservare ciò che ci accade e ci circonda.
I versi “con i miei amici che mi aspettano/fuori su una stradina” sono la scena di una quotidianità ricorrente ispirata ad una condivisione umana dell’esistenza, proiettata verso un futuro che si costruisce di giorno in giorno assieme agli altri, tracciato dal gesto del piede che spinge lo skate.
Il verso finale del componimento è infine l’immagine di una giovane generazione sulla quale possiamo ancora riporre la nostra fiducia, perché ha i presupposti per saper unire la poesia alle azione pratiche e costruttive.

Secondo Premio – Pallanti Petra (Scuola Media di Fossalta di Portogruaro, classe 2 C)

LA NEVE

In soli quattro versi, composti con la delicatezza propria della neve, l’autrice propone un’immagine tanto disarmante quanto efficace: un foglio bianco dove poter “riscrivere/ una storia migliore”.
La poesia ci concede di intuire, ed intravvedere, la speranza concreta di una seconda possibilità, suggerita dagli eventi atmosferici che la Terra ci regala. La storia personale di ognuno di noi non è mai scritta con inchiostro indelebile: se indirizziamo la nostra fiducia verso la Natura, ritroveremo la forza e il desiderio di costruire un’alternativa.
Colpisce, di questo componimento, la leggerezza del testo, affine a quella della neve.

Terzo premio – Cadar Daniele (Scuola Media di Caorle 1 C)

Attraverso l’ironia rimarcata dall’uso della rima baciata e un lessico immediato, l’autore ci accompagna in un viaggio in sella alla sua bicicletta. Il viaggio segna il delicato passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza. Sulla strada cominciano a frapporsi i primi ostacoli coi pedali arancioni / io ci sbatto sui bidoni e si comincia a scoprire il mondo femminile. Colpisce la vivacità della poesia, la sua allegria e una nota di sfrontatezza, degna di un ragazzo che si affaccia alla vita.


Sezione Barba Zep – Scuole Primarie
(Francesco Tomada)

Primo Premio

L’acqua è. Il componimento si presenta costruito con grande abilità, e nelle sue brevi strofe (l’ultima formata da due soli versi) evidenzia diversi cambi di atmosfera e linguaggio. Inizia infatti con quattro versi  in cui all’acqua vengono associati aggettivi piuttosto comuni; la seconda strofa però si basa su un gioco di sottrazione, tanto straniante quanto illuminante. Nella chiusa, infine, si assiste ad una sorta di capovolgimento, in cui sono le persone a scendere lungo uno scivolo – e non più l’acqua in sé – evocando così l’idea di flusso, o il divertimento di un parco giochi, o ancora la vicinanza tra l’elemento naturale e quello umano, con poche parole ma anche con l’incisività che appartiene allo sguardo di un bambino.

Secondo Premio

Mare che hai. La poesia è costruita sulla reiterazione di un verso breve e semplice – “mare che hai” -, a cui segue una serie di associazioni fra alcune parti del corpo umano e altre immagini invece ricollegabili al mare stesso, creando così una cadenza ritmicamente definita e non priva di una certa visionarietà (“denti di gabbiano”, “bocca di sabbia”). Negli ultimi tre brevissimi versi si assiste invece ad un cambio improvviso di prospettiva, in cui il senso di sorpresa che il mare suscita nell’uomo non è dovuto a quanto prima raccontato, ma alla qualità forse più scontata del mare stesso, e cioè la trasparenza, come a sottolineare che il fascino è nell’elemento naturale in sé, indipendentemente dall’uomo che lo osserva.

Terzo Premio

Il lumagno. La poesia fa parte di una serie, frutto di lavori condotti presumibilmente sotto la giuda dell’insegnante, che si caratterizza per la creazione di un animale immaginario dall’unione di due reali. Nasce così il lumagno, metà lumaca e metà ragno, che in un gioco di rime e reiterazioni diventa personaggio storico o predatore di farfalle; il tutto sempre mantenendo un’attitudine scanzonata e gioiosa, come deve essere per un componimento scritto da un bambino sullo slancio della fantasia.

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