I vincitori della sezione “Barba Zep” – Scuola Secondaria di Secondo Grado

1. Giulia Tonetto

In un linguaggio jazzistico, sincopato, l’autrice sonda, con sguardi e pensiero, il tempo che ci vede ostaggi di un modello di vita che esige l’apparire come stolta verità. Dove anche l’amore è piccolo, al confronto con una perfezione estetica imperante, ma dove l’anima oppone, scalciante, cocciuta, una coerenza eletta a fondamento.

Cuori di foglia

Lei torna da scuola
la vetrina è sempre lì.
Escluso il sabato.
Lei guarda quel cappotto
i colori, le linee
le tinte disordinate
come la mente di lui
residuo di ieri.
Lei vede ancora le cerniere
sporche di fanghiglia
le foglie che si aggrappavano al retro
figlie di un amore piccolo
piccolo
morente sui prati autunnali.
Un giorno
una gruccia vuota
lei non c’è più.

*

Equilibrio

Le dita si flettono
l’equilibrio sull’orlo della banchina.
Un puntino barcollante
una zattera nell’oceano di polvere e fischi
ti allontani dalla stazione.
I pensieri sprofondano
caduta libera verso il buio
non c’è paracadute.
Come mosche assillano la mente
parassiti d’impotenza
zavorre di un dirigibile bucato.
Ecco un sibilo, un rumore greve
aria fra i capelli, aria fra i pensieri
il treno che per un soffio ti ha mancato
sveglia per un sonno assassino
si allontana nuovamente.

*

Adepte

Soffice cotone
lana color pastello
occhiali, tocco di colore
perfetta armonia
sinfonia di toni
ordine.
Essere come lei, non posso
in me troppe radici di caos
troppo tempo su questa strada sterrata.

Nero, ruvido
tonalità in una lotta fratricida
trecce e passi lunghi
lenti, veloci, sincopati
vola e cade, ali rattoppate
un cuore riciclato, mai sanato
essere come lei, impossibile.
Non mi è permesso
“non va bene”
sicura e perfetta, questo devo essere.

Nero e bianco, cresciute dagli ipocriti
ragazze copertina
un filo d’Arianna è il requisito necessario
solo coerenza, nient’altro è consentito.

2. Anna Astolfo

Alla notizia della esecuzione di “un uomo, un folle”, l’autore oppone la follia della nostra comunità civile indifferente alle ferite che perpetriamo agli esseri umani e al pianeta per mantenere il nostro modus vivendi. Mentre il mondo vomita ossi e rovine, gli uomini dei soldi e del silenzio (un silenzio che è anche un assenso), continuano i loro turpi traffici senza fare i conti neanche con la dignità.

21 milioni

Alla radio hanno detto che
stanotte uccideranno
un uomo un folle.
E lui ancora,
ridendo nella morte,
così griderà ai suoi assassini :
Fate pure chi sono io ?
Tanto…

Ci sarà un altro sole
dà dare alla pelle dei bambini
dopo che il fumo del fungo
si sarà dissolto.
Ci sarà altra cenere
con cui lavarsi
dopo che i forni
saranno spenti.
Ci saranno altri ragazzi
da gettare in mare
dopo che la rivolta
si sarà placata.

Quanti sono
quanti sono quelli
che voi uomini indifferenti ,
avete ucciso ?
Quanto della vostra anima
avete avvelenato
ogni volta che rinviavate
voi, uomini della certezza ?
Per quanto tempo
resterete ancora a guardare
mentre il mondo
vomita ossa e rovine ?

Ci saranno altri prati
da cui mangiare
quando le piogge velenose
si saranno prosciugate.
Ci saranno altre braccia e gambe
da sfruttare
quando tutte le caramelle rosse
saranno scoppiate.
Ci sarà altra polvere
su cui camminare
quando questa terra
sarà stata saccheggiata del tutto.

Ma che vite avete?
Voi, uomini dei soldi e del silenzio,
quanto bene capirete
di aver vissuto
quando saranno gli altri
a bruciarvi, esiliarvi, ignorarvi?
Voi, miliardi di occhi,
quando vi accorgerete
di aver perso la dignità del vivere
ancor prima
di aver versato
una sola vera lacrima?

Alla radio
hanno detto che
stanotte uccideranno
un uomo, che poi è solo un folle.
E gli assassini
non saremo certo noi.
Controllate: al sicuro,
nelle calde case,
dormiamo, gli occhi chiusi.


3. Domiziana Montello

Poesia intimistica, ma con guizzi e accensioni improvvise del linguaggio. L’autrice compone un trittico in cui speranze e tristezze spostano continuamente l’asse temporale. Si va dall’anelito a un presente d’amore e calore, alla stanchezza  di un futuro che sembra aver già espresso i suoi verdetti.

Giacca

Portami con te
mi farò piccola
talmente piccola
che potrai tenermi
nella tasca della giacca.
Mi nutrirò del tuo calore,
mi disseterò del tuo respiro
non avrò bisogno d’altro.

*

Fabbriche di nuvole

Fumi di carta rosati
librati nel cielo
dipinti immobili
si mescolano
nell’amnesia del giorno
sconfinata ed atra.
Memore di quei dialoghi
soventi monologhi.
Lunghi iterati viaggi
nella buia intimità
rapidi come lacrime
scorrevano nella notte
di casa in casa.

*

Mio tempo fuggi

Corri di qua e di là come una piuma
non sai cosa sia, il tempo, bambina
veloci scorrono i minuti ora
e veloci gli attimi di allora
sibilano i silenzi notturni.

È l’ora del buio e delle stelle
il silenzio ora tace, e le cicale
e noi miseri condannati a morte
ignari della pena, non vediamo
l’ora di chiudere i nostri occhi
nell’oscura prigione della notte.

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